L’Associazione Posidonia è sempre
stata ed è tuttora molto critica nei confronti dei lavori eseguiti che in
alcuni punti ci appaiono come veri e propri scempi ambientali, oltretutto
perpetrati in zona Parco e Sito di Interesse Comunitario: nuove costruzioni non
amovibili, piante che nulla hanno a che fare con l’isola, modifiche della linea
di costa, distruzione di scogliera, ecc.
Non vogliamo ora soffermarci su
particolari tecnici ma sottolineare ancora una volta la mancanza di rispetto
per l’ambiente ed il continuo volerlo piegare ad interessi economici giudicati
prioritari. Le opere, pensate senza tener conto della delicatezza e della
preziosità dell’ambiente che vanno a interessare, prefigurano per l’isola un
futuro di natura commerciale-turistica, una riminizzazione, che nulla dovrebbe
aver a che fare con il luogo.
Domenica 27 maggio si è svolta la Camminata sull’Isola Palmaria
e nella cronaca giornalistica di questo evento abbiamo letto una dichiarazione
del segretario dell’Unione Sportiva di Porto Venere, Giuseppe Basso, che ci fa
pensare che il peggio non sia stato ancora raggiunto e che i nostri timori di
riminizzazione siano tutt’altro che privi di fondamento. Scrive la giornalista,
per la verità senza virgolettato: “sottolinea la necessità di riqualificare
anche la parte più selvaggia dell’isola”.
Speriamo sia una interpretazione errata delle dichiarazioni e aspettiamo una smentita, anche se Deliberazioni e Determinazioni già uscite sul Pozzale non fanno ben sperare.
Speriamo sia una interpretazione errata delle dichiarazioni e aspettiamo una smentita, anche se Deliberazioni e Determinazioni già uscite sul Pozzale non fanno ben sperare.
Purtroppo sempre più nel
territorio di Porto Venere, e non solo sull’isola, quello che prevale non è il
preservare, il conservare e il recuperare, in una parola il rispetto, ma il
concetto “nuovo è più bello” e allora, via il vecchiume, “riqualifichiamo” il
territorio. Il metodo è sempre lo stesso: aderire alla richiesta
dell’interessato di turno, dichiarare degradato un angolo del territorio,
chiedere finanziamenti, far fare un progetto, dare un appalto (comprese nel
pacchetto, quasi sempre, le varianti in corso d’opera) e poi via, sventolando le
bandiere della riqualificazione e della sostenibilità.
E i cittadini? Non serve chiedere
il loro parere, saranno sicuramente d’accordo e se non lo fossero si farà
un’abile operazione mediatica facendo passare tutti questi lavori per
migliorie, abbellimenti per i borghi o, come detto più volte, “miglioramento
della qualità della vita”.
Tutto questo sempre in modo
frammentario e casuale, senza un progetto a medio-lungo termine discusso e
condiviso con i cittadini, che dimostri che chi amministra pro tempore ha
saputo immaginare un futuro per questo territorio che non sia solo
sfruttamento, consumo inutile e ingiustificato, privatizzazione di spazi
pubblici.
Il cosiddetto risanamento dell’area Scheletrone, presentato alla popolazione nell’agosto 2009 per un finto dibattito (i lavori erano già iniziati nel maggio), anche nella sua conclusione è difforme dalle finalità preannunciate dai progetti autorizzati. Il nuovo sentiero (largo 2 metri ed in realtà carrabile) è costato un’enormità, ma certo non era indispensabile per il corretto transito pedonale. Nel corso dei lavori si sono aggiunte sullo stesso percorso le reti tecnologiche progettate da lungo tempo. Se i progetti convergenti fossero stati presentati assieme si sarebbe immediatamente compreso che il vero obiettivo era creare OPERE DI URBANIZZAZIONE PRIMARIA che nulla avevano a che fare con il finanziamento per il Parco Regionale. Il progetto Kipar dichiarava di voler migliorare la fruibilità della natura, ma nella cerimonia inaugurale si è solo sbandierato l’accensione della torcia a gas, senza parlare dell’allaccio fognario non funzionante.
RispondiEliminaDelle opere concluse si farà un uso speculativo e antinaturale. Si era descritta una piantumazione di piante autoctone e si sono utilizzate thuie e piante di lavanda, specie che nulla hanno di tipico. Si preannunciava il miglioramento della balneabilità e si è trasformata la baia di Villa San Giovanni in un porto privato. Si doveva favorire la fruizione di tutti ed invece si bloccano gli accessi dell’entroterra della cava di Carlo Alberto in previsione di utilizzi assai meno naturalistici. Alla base del Secco si blocca la vista mare con recinzioni fuori norma precedentemente inesistenti.
Il Sindaco ha invitato ad andare a verificare di persona: fatelo, solo chi preferisce Gardaland ad un ambiente spontaneo potrà essere in accordo con lui quando afferma che tutto quel denaro è stato speso bene ed è a vantaggio di tutti